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Tetris Board Game [Vodka, Omoni e Tetramini]


Ciao a tutti amici umarelli, sono crazyjimmy ed oggi vi racconterò di quella volta in cui io e Tiziano siamo volati in Russia per salvare Tetris, ritrovandoci al centro di una missione ad alto rischio nel cuore della Madre Russia, trovandoci incastrati in qualcosa più grande di noi!



L’inizio di una pessima idea

Se c’è una cosa che ho imparato nella vita è che le peggiori decisioni iniziano sempre con qualcuno che ti dice “tranquillo, è una cosa semplice”. Nel mio caso quel qualcuno era Tiziano e la “cosa semplice” consisteva nel salire su un aereo diretto in Russia con due valigie incatenate ai polsi. Dentro, a suo dire, c’erano dei semplici giochi da tavolo e già lì, mentre l’aereo tremava nel mezzo delle turbolenze, avrei dovuto capire che mi stavo invischiando in una faccenda che poteva solo finire male. Il problema è che quando qualcuno ti parla di “logica”, per un attimo pensi che abbia senso. Poi però, quando quel qualcuno aggiunge che il software di Tetris è stato praticamente bandito da tutto il territorio nazionale russo e che noi stiamo trasportando l’unica versione ancora legale, a quel punto la logica diventa sopravvivenza e smetti di farti domande.


La madre Russia e le sue strane soluzioni

Al nostro arrivo incontriamo Semion Guidov, detto Bolshoi e lì ho la conferma che non siamo di fronte ad una consegna normale. L’uomo, che parla con uno strano accento di un russo che sembra aver fatto serata in Versilia, ti mette comunque in soggezione, perché ha la presenza di uno che potrebbe decidere il tuo destino con un’alzata di sopracciglio. È lui a spiegarci, con una calma quasi inquietante, che quello che stiamo portando non è semplicemente un gioco: è una via d’uscita. Perché il Tetris, nato in Russia come passatempo dalla mente di un ricercatore, si è trasformato in una sorta di guerra fredda commerciale dove tutti hanno venduto qualcosa che in realtà non possedevano davvero. E mentre lui parla, io inizio lentamente a realizzare che le valigie incatenate ai polsi non sono solo un dettaglio scenico, bensì il motivo per cui siamo ancora vivi.


La guerra dei diritti di Tetris

La storia che ci viene raccontata è talmente assurda che sembra quasi inventata. Tutto parte da un gioco creato quasi per caso, diffuso tra amici senza alcuna intenzione commerciale, finché qualcuno dall’altra parte del mondo non decide che vale la pena farci dei soldi. Il problema è che lo fa senza avere davvero un accordo in mano, e da lì si genera una reazione a catena in cui i diritti vengono venduti, rivenduti e reinterpretati come se fossero un’opinione più che un fatto. Ad un certo punto ci sono ben cinque aziende convinte di detenere legalmente i diritti su Tetris. È un caos perfetto, uno di quelli in cui tutti hanno ragione finché qualcuno non decide di andare alla fonte e chiedere come stanno davvero le cose. Quando finalmente succede, viene fuori che la totalità di quegli accordi non ha basi solide e nel momento stesso in cui i diritti veri vengono assegnati, si scatena un effetto domino e tutto il resto crolla. Ed è lì che capisco finalmente il motivo del nostro viaggio: quando il digitale diventa un campo minato legale, la plastica diventa improvvisamente la soluzione più solida del mondo.


TETRIS (TOMY)

Arriva quindi il momento della dimostrazione, quello in cui dobbiamo convincere degli ispettori che quello che abbiamo portato non è solo sicuro, ma anche utile. Apriamo la valigetta e tiriamo fuori il Tetris della Tomy, composto da una base grigia e una serie di pezzi colorati. All’inizio l'atmosfera è quasi innocua, ma poi inizia la partita e tutto prende una piega molto più concreta. Ogni pezzo piazzato ha conseguenze immediate, ogni linea completata cambia l’equilibrio, e senza nemmeno accorgermene mi ritrovo progressivamente senza spazio, spinto verso il limite come se il gioco avesse deciso che il mio destino era finire male. Quando Tiziano mi fa notare che ho perso per “asfissia territoriale”, non posso nemmeno contestare: è esattamente quello che è successo, solo che invece dell'aria mi è mancato lo spazio.


TETRIS LINK

Come se non bastasse, si passa subito ad una seconda dimostrazione e qui il gioco cambia completamente, perché tiriamo fuori la torre trasparente di Tetris Link. Non si tratta più solo di incastrare pezzi, ma di costruire qualcosa che abbia una logica, evitando di lasciare vuoti che si trasformano in penalità. Ogni errore resta lì, visibile e ogni tentativo di recupero richiede più attenzione di quello precedente. La sensazione è quella di muoversi su un equilibrio precario, dove basta una scelta sbagliata per compromettere tutto. E nel frattempo l’altro può bloccarti, costringendoti a ricominciare altrove, come se il gioco stesso ti dicesse che non esiste una soluzione facile, ma solo una serie di tentativi sempre più complicati. A quel punto smette di essere un passatempo e diventa quasi una metafora, anche se nessuno di noi ha davvero voglia di dirlo ad alta voce.


Vodka, ritorno e verità scomode

Contro ogni aspettativa, però, tutto funziona, gli ispettori approvano, il sistema è pulito. Essendo completamente analogico non viola nulla e per questo motivo non può essere contestato o bloccato. È il Tetris nella sua forma più semplice e proprio per questo è inattaccabile. Quando ci consegnano la ricompensa, una cassa di vodka dall’aspetto discutibile, capisco che forse la parte più difficile non è finita. Non faccio domande, non chiedo spiegazioni, mi limito ad accettare il fatto che stiamo tornando a casa interi, con una storia che probabilmente nessuno crederà mai fino in fondo. E mentre ripenso a tutto quello che è successo, mi rendo conto che forse il punto non è nemmeno capire se sia stata una buona idea oppure no. Alcune esperienze semplicemente succedono, ti attraversano e poi restano lì, difficili da spiegare ma impossibili da dimenticare. E quindi sì, col senno di poi potrei dire che è stata una pessima idea, ma che probabilmente lo rifarei, perché decadere è brutto, ma fondere il nocciolo è peggio!

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