Sesso e videogiochi
- birraepixel
- 18 ott 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 26 gen
Ciao a tutti amici umarelli! Mettetevi comodi perché oggi l’aria si fa densa e la birra è decisamente bollente. Inauguriamo infatti un percorso oscuro e affascinante: il ciclo delle "7 pintate capitali", un viaggio tra i vizi che hanno tentato i videogiocatori di ogni epoca. E quale modo migliore di iniziare se non con il peccato più pruriginoso di tutti? Parliamo di lussuria.
Accanto a me, oltre all'immancabile Fabiano De Masi, c’è anche un ospite d'eccezione: Simone "L'Omone" Guidi, che tra un racconto e l'altro ci ha riportato ai tempi in cui faceva il bagnino, spiegandoci come il magnetismo toscano si sposasse perfettamente con il tema di oggi.

L'alba proibita dei pixel e i controller "morbidi"
Tutto ha avuto inizio quando il sesso non era un tabù, ma un audace esperimento di marketing. Negli anni '70, la Atari di Nolan Bushnell lanciò Gotcha, un arcade che oggi definiremmo rudimentale, ma che all'epoca fece scalpore. Pensate che i primi prototipi avevano dei controller a forma di seni gommosi che il giocatore doveva letteralmente strizzare per muoversi nel labirinto. Alla fine, il marketing scelse joystick più convenzionali, ma il messaggio era passato: il proibito attirava monete. Era l'inizio di un'epoca in cui i limiti venivano testati a colpi di pixel.
Scandali domestici e cartucce sotto il banco
Quando le console sono entrate nelle case, la lussuria ha seguito a ruota, infilandosi nei salotti in modo quasi clandestino. Negli anni '80, mentre il VHS sdoganava il cinema per adulti, aziende come la American Multiple Industries capirono che c’era un mercato enorme: gli adulti che possedevano un Atari 2600. Nacquero titoli come Caster's Revenge, che scatenò proteste feroci e denunce per i suoi contenuti decisamente oltre il limite del buongusto. Erano spesso cloni di classici: prendete Breakout, spogliatelo (nel vero senso della parola) ed ecco Bachelor Party. Era un modo rozzo, ma efficace, di trasformare una console per famiglie in un piccolo cinema a luci rosse privato.
Tra Postal Market e il mito della TV commerciale
Non possiamo parlare di quegli anni senza citare la nostra "formazione" sentimentale analogica. Per noi umarelli, la lussuria passava per canali molto poco digitali. C’era l’attesa messianica per il nuovo catalogo di Postal Market, le cui pagine di intimo venivano sfogliate di nascosto con una devozione che rasentava il sacro. E poi c’era la TV delle "maggiorate": le ragazze di Drive-In o lo spogliarello interattivo di Colpo Grosso con Umberto Smaila. Eravamo una generazione che sognava davanti a uno schermo CRT, aspettando che un'interferenza sparisse per catturare un fotogramma proibito.
La rivoluzione dei 16 bit: Amiga e il mito di Nando
Con l'arrivo dell'Amiga, il salto di qualità fu incredibile e la fantasia non dovette più fare i salti mortali. Fabiano ricorda ancora con un pizzico di nostalgia quanto fosse potente quel processore, anche se poi ammette che lo usavamo spesso per guardare gli slideshow digitalizzati che, nel mio caso, giravano sui famigerati "dischetti di Nando". Erano immagini sgranate, caricate con una lentezza estenuante che alimentava solo l'attesa. Titoli come Leisure Suit Larry introdussero finalmente l’ironia e il gioco di ruolo nel genere, mentre l'avvento del CD-ROM aprì le porte a filmati reali, segnando la fine dell'era dell'immaginazione e l'inizio di quella del realismo (spesso trash).
Icone, curve e il "Pinter" del retrogaming
Il tempo passa e le icone cambiano, ma il fascino resta. Siamo arrivati agli anni '90, l'epoca in cui Lara Croft è diventata la regina indiscussa dell'immaginario videoludico, superando i confini del gioco per diventare un fenomeno di costume. Durante la puntata ci siamo divertiti con "Pinter", la nostra versione vintage di Tinder: Simone ha dovuto scegliere tra icone storiche, chi avrà incoronato come sovrana assoluta? Ma non dimentichiamo Samus Aran: scoprire che dietro l'armatura di Metroid si celava una donna fu uno dei momenti più iconici della storia dei videogiochi, una rivelazione che univa forza e bellezza in un colpo solo.
Conclusioni e saluti
E siamo arrivati alla fine di questo primo appintamento con i vizi capitali e lo ammetto, parlare di lussuria tra pixel e sprite ha risvegliato un sacco di ricordi, che se volete approfondire, vi invito ad ascoltare la pintata. Per quanto mi riguarda non mi resta che salutarvi, ricordandovi sempre che... invecchiare è brutto, ma l'alternativa è peggio.





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