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Grosso guaio a Chinatown

Aggiornamento: 26 gen


Ciao a tutti amici umarelli, sono crazyjimmy ed oggi faremo un viaggio tra cinema e videogiochi, con una pintata speciale dedicata a Grosso guaio a Chinatown e al suo tie-in. Preparatevi a una carrellata di ricordi, aneddoti e qualche sana critica, perché qui si parla senza peli sulla pinta!



Il film: Grosso guaio a Chinatown

Partiamo dal cult: Grosso guaio a Chinatown, diretto da John Carpenter e interpretato da un Kurt Russell in stato di grazia. Un film che, nonostante un’accoglienza iniziale freddina e incassi deludenti, è diventato un punto di riferimento per generazioni di appassionati. Carpenter, regista fuori dagli schemi, ha sempre preferito raccontare storie e personaggi che lasciano il segno, anche a costo di andare controcorrente rispetto alle mode hollywoodiane.


Dal cinema al videogioco

E qui arriva la parte croccante: la trasposizione videoludica di Grosso guaio a Chinatown. Pubblicato nel 1987 da Electric Dreams Software per Commodore 64, ZX Spectrum e Amstrad CPC, il gioco è un picchiaduro bidimensionale a scorrimento orizzontale. Tre personaggi giocabili – Jack Burton, Wang Chi ed Egg Shen – ognuno con le proprie abilità e potenziamenti, si fanno largo tra nemici e boss ispirati al film.


Gameplay e meccaniche

Il gameplay, a essere sinceri, non brilla per originalità: si avanza da destra verso sinistra, si combatte, si raccolgono oggetti casuali come armi, pozioni e cibo. Ogni personaggio ha una barra salute rappresentata da simboli yin e yang, e quando anche l’ultimo cade, è game over. Jack può sparare, Wang brandisce la spada, Egg Shen lancia palle di fuoco. I controlli, però, sono spesso legnosi e poco reattivi, sia da joystick che da tastiera.


Livelli e difficoltà

I livelli sono quattro: i vicoli di Chinatown, le fogne (con mostri che non si possono sconfiggere ma solo evitare!), il palazzo di Lo Pan e la sala del rito finale. Ogni area introduce nuove sfide, ma la varietà lascia un po’ a desiderare. Le tre bufere – tuono, pioggia e fulmine – sono i boss più tosti, e non manca qualche riferimento anche a videogiochi più moderni come ad esempio Mortal Kombat per gli appassionati di citazioni.


Sonoro, grafica e longevità

Sul fronte audio, il gioco non offre molto: niente musiche di sottofondo su Commodore 64 e Spectrum, solo qualche effetto sonoro. Va un po’ meglio su Amstrad CPC, che almeno regala un jingle nella schermata iniziale. La grafica è essenziale, la longevità ridotta: in venti minuti si può arrivare ai titoli di coda, sempre che la fortuna e la pazienza non vi abbandonino prima.


Un finale… deludente

E qui arriva la beffa: una volta sconfitto Lo Pan, il gioco si blocca su una schermata statica con la scritta “Game Over”. Niente classifica, niente replay, niente di niente. Un finale che lascia l’amaro in bocca, soprattutto per chi, come noi, ama il film e avrebbe voluto un omaggio più degno.


Retroscena e critica

Dietro le quinte, la storia è quella di una licenza acquisita quasi per caso, con lo sviluppo affidato a una società esterna e tempi di consegna strettissimi. Il risultato? Un prodotto commerciale, figlio della sua epoca, che non ha lasciato il segno né tra i giocatori né tra i critici. Le recensioni dell’epoca oscillano tra la sufficienza e il disastro, con qualche rara eccezione più generosa.


Conclusioni

Insomma, Grosso guaio a Chinatown versione videogioco è un’occasione mancata, un titolo che non rende giustizia al film da cui prende ispirazione. Ma purtroppo era la prassi in quegli anni, così come è prassi ricordarvi in chiusura che... invecchiare è brutto, ma l'alternativa è peggio.

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