Final Fight
- birraepixel
- 31 mag 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 26 gen
Ciao a tutti amici umarelli! Nella quinta pintata di Birra e Pixel, io e Fabiano abbiamo percorso un viaggio nostalgico tra le strade di Metro City, per raccontarvi le nostre esperienze con il gioco che amo di più in assoluto: Final Fight.

Benvenuti a Birre Pixel
Ogni volta che registro una nuova puntata di Birra e Pixel, mi accorgo che siete sempre di più! Ho dovuto ordinare altri sgabelli all’Ikea per farvi spazio, ma oggi, come sempre, vi dovrete accontentare del mio compare Fabiano De Masi di Retrogaming Town. La sua presenza è ormai una costante: abile, arruolato e pronto a menare le mani… almeno virtualmente!
Un’introduzione “alla buona” a Final Fight
Come ogni podcaster che si rispetti, ho fatto una piccola introduzione al titolo. Ma, siccome il nostro è un podcast di scarsa qualità, le fonti sono poche e spesso tradotte alla buona con Google Translate. Ecco quindi che “Guy” diventa “ragazzo” e il ninja moderno si trasforma in un amico di quartiere. Ma va bene così: l’importante è divertirsi!
La trama: sindaci wrestler e figlie rapite
Final Fight è ambientato a Metro City, una città immaginaria dove la criminalità regna sovrana. Il sindaco, Mike Haggar, è un ex wrestler che decide di ripulire la città… a suon di mazzate! Quando la figlia Jessica viene rapita dalla Mad Gear Gang, Haggar si allea con Cody (il fidanzato di Jessica) e Guy (il ninja/ragazzo) per salvarla. Una trama semplice, ma efficace: menare le mani con un pretesto qualsiasi...
I livelli: dai bassifondi al grattacielo
Il viaggio inizia nei bassifondi, il livello che ho giocato più volte in assoluto. Ogni volta che finivo le monetine, si ripartiva da lì. Poi si passa alla metropolitana, ai night club, alla fabbrica, al lungomare e infine al grattacielo dove ci aspetta il boss finale, Belger. Ogni livello è un concentrato di nemici improbabili, boss memorabili e situazioni assurde (tipo trovare un pollo dentro una cabina telefonica).
Boss e personaggi indimenticabili
Come dimenticare Damnd, il primo boss rasta che salta, fischietta e chiama i suoi amici? O Sodom, il samurai in ciabatte fanatico della cultura giapponese? E poi c’è Rolento, il militare che ti incolla allo schermo con il suo bastone (o “bostik”, come lo chiamiamo noi). Abigail, invece, è stato il mio incubo personale: nella versione casalinga per Super Famicom non sono mai riuscito a batterlo!
Le versioni casalinghe e le monetine buttate
Ho comprato il Super Famicom solo per Final Fight, ma ho scoperto dopo che mancava un personaggio, un livello, e non si poteva giocare in due. Pazienza, tanto io prendevo sempre Haggar! Quante 500 lire ho buttato in sala giochi per cercare di arrivare alla fine… ma la soddisfazione di vedere Belger volare fuori dalla finestra non ha prezzo.
Curiosità, aneddoti e risate
Final Fight è pieno di citazioni, nomi storpiati, boss ispirati a band metal e situazioni nonsense. Dalla fabbrica di vetro ai lampadari di Murano che cadono in testa, dai bagni pubblici zozzi ai bonus stage inutili, ogni dettaglio è un pretesto per ridere e ricordare i bei tempi andati.
La recensione “alternativa”
A fine puntata, come i podcast più seri, anche noi leggiamo una recensione... ma presa da Nonciclopedia! Final Fight viene descritto come l’antesignano dei picchiaduro a scorrimento, consigliato a chi ama menare le mani con un futile pretesto. La trama? Dei tizi rubano la ragazza a Cody e lui se la riprende. Semplice, diretto, efficace.
Saluti finali
E così, tra una risata e l’altra, si chiude un’altra puntata di Birra e Pixel, ricordandovi che invecchiare è brutto, ma l’alternativa è peggio. E come dice il mio compare Fabiano: “I veri giocatori non invecchiano, livellano”.
Alla prossima, ragazzoni! E ricordate: se passate da Metro City, fate l’assicurazione contro gli atti vandalici… non si sa mai!





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