Birra e Pixio: platinate responsabilmente
- birraepixel
- 4 ott 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Ciao a tutti amici umarelli! Sono crazyjimmy e vi do il benvenuto nel mio podbar di perdizione, dove i videogiochi sono solo una scusa per chiacchierare in compagnia e farsi quattro risate. Oggi vi porto dentro una delle pintate più scatenate di “Birra e Pixel”, con ospiti d’eccezione e una chiacchierata che parte dai trofei virtuali e arriva… ovunque!

Diamo il benvenuto a Cristian Pixio
Non sono solo in questa avventura: con me ci sono Fabiano De Masi, direttamente da Retrogaming Town e Christian Pixio, una delle voci più riconoscibili del podcast GameRevs. Insieme, tra battute, ricordi e qualche frecciatina, ci siamo immersi nel mondo dei trofei, degli achievement e delle follie che ci spingono a “platinare” giochi improbabili.
L’origine della malattia – i trofei
Tutto parte da una domanda: ma questi trofei, a cosa servono davvero? Io stesso li ho scoperti per caso, quando mi hanno regalato la PlayStation 4 e, cadendo in un burrone su Color Guardians, ho sentito il famoso “dling” del mio primo trofeo. Da lì è iniziata la discesa: prima non capivo cosa fossero, poi sono diventati una vera e propria ossessione.
Fabiano, invece, li guarda con sospetto: “Ma che cos’è questo orribile verbo platinare?” dice, ricordando i tempi in cui si giocava per il puro gusto di finire un gioco, senza ricompense virtuali. Cristian, invece, racconta di come i trofei lo abbiano aiutato a non buttare soldi in mille giochi iniziati e mai finiti. E io? Mi ritrovo nel mezzo, tra la voglia di completismo e la nostalgia dei tempi in cui bastava giocare per divertirsi.
I platini della vergogna (e della soddisfazione)
Platinare giochi può diventare una droga. Cristian lo ammette: a un certo punto cercava solo giochi facili da platinare, anche se facevano schifo. E così nella sua collezione sono finiti titoli come Hannah Montana, My Name is Mayo, Little Adventure on the Praire e altri “capolavori” di dubbio gusto. Ma ci sono anche i platini sofferti, quelli che ti fanno sudare: Darksiders, con il trofeo dei 1000 km a cavallo, God of War a difficoltà massima, Gran Turismo 5 e i vari Uncharted.
Io stesso alterno giochi impegnativi a quelli “spazzatura”, giusto per vedere la lista dei trofei bella pulita. E quando capita il trofeo buggato o il server spento che ti impedisce di completare un gioco? Rabbia pura!
Le furbate e i glitch
Confessioni a cuore aperto: chi non ha mai usato un glitch o una guida per sbloccare un trofeo impossibile? Cristian racconta di aver editato un salvataggio per platinare il primo Call of Duty: Modern Warfare. Io ho ammesso di aver usato l’elastico sul joypad per far derapare la macchina in GTA V, ma alla fine, la soddisfazione di vedere il platino sbloccato ripaga ogni “trucchetto”.
I giochi che restano nel cuore (e quelli da dimenticare)
Per me e Cristian non tutti i platini sono uguali. Alcuni giochi ti lasciano ricordi bellissimi: Dead Space, Batman Arkham Asylum, i vari Castelvania, Rayman, Singularity, i Lego, God of War. Altri, invece, sono solo fonte di vergogna o frustrazione: Terminator Salvation, Violetti Gootti, i giochi Telltale troppo lunghi o Game of Thrones che sembra non finire mai.
E poi ci sono i giochi impossibili da platinare per colpa dei server spenti o dei trofei online irraggiungibili. Una vera piaga per noi completisti!
Come si guarisce dalla “platino-mania”?
La domanda fatidica: come si esce dal tunnel del “devo platinare tutto”? Cristian racconta la sua esperienza: l’ingresso in GameRevs, la necessità di finire i giochi per recensirli, l’acquisto di una Xbox (dove i platini non esistono!) e infine, la liberazione. Io, invece, sto ancora combattendo: la VR mi ha aiutato a rallentare, ma la tentazione è sempre dietro l’angolo.
Il futuro del gaming (e della VR)
La discussione si sposta sulla realtà virtuale: PSVR2, Meta Quest, esperienze immersive e il futuro del gaming. Siamo tutti d’accordo che la VR ha un potenziale enorme, non solo per i giochi ma anche per il lavoro e l’intrattenimento. Ma serve più supporto, più giochi, più innovazione.
Conclusioni e saluti
Alla fine, quello che conta davvero è divertirsi. I trofei sono solo una scusa per giocare, condividere esperienze e, perché no, prendersi un po’ in giro tra amici.
E se vi siete riconosciuti in queste storie, lasciate un commento, raccontatemi i vostri platini della vergogna o di cui andate fieri. E ricordate: invecchiare è brutto, ma l’alternativa è peggio!





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