Amstrad Mega PC
- birraepixel
- 22 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
Ciao a tutti amici umarelli, sono crazyjimmy e questa volta vi porto dietro il bancone del Crazy’s, poche ore dopo la fine del Festival di San Mega: coriandoli ovunque, glitter nei posti più impensabili, spine da sgrassare… e ovviamente Fabiano e Stefano spariti più velocemente di un caricamento da floppy. Rimasti io e Illy, mi trovo davanti a lui: un enorme, ingombrante, affascinante catafalco beige che occupa tre quarti del bancone. All’inizio penso al peggio: “E se Stefano l’avesse 'preso in prestito'… senza chiedere?”. Polizia, spiegazioni, disastri. Poi Illy mi guarda, sorride e mi dice: “Vedi etichette? No, quindi tranquillo, è nostro” E a quel punto, come ogni vero amante di ferraglia vintage, capisco che è il momento di fermarsi, stappare una birra e raccontare una storia.

Il Mega PC: quando il lavoro nascondeva il gioco
Davanti a noi c’è lui: l’Amstrad Mega PC, un computer che sembra serio, professionale, da ufficio anni ’90. Almeno finché non apri lo sportellino frontale... e lì, come un boss finale segreto, compare lo slot per le cartucce Mega Drive! Sì, avete capito bene, un PC 386 SX a 25 MHz che nasconde al suo interno una console Sega. Un’idea diabolica, geniale e profondamente anni ’90: lavori, studi, fai finta di compilare fogli Excel… poi sposti lo sportellino e inizi a giocare a Sonic! Altro che “boss key”, qui era proprio boss hardware.
la domanda è una sola: ma Perché?
Ce lo siamo chiesti a lungo io e Illy: perché mettere insieme due mondi così diversi? E la risposta, secondo noi è semplice e banale: convincere i genitori! “Serve per la scuola”, “Ci faccio le ricerche”, “È un computer, mica una console”. Peccato però che dentro ci fosse un SEGA Mega Drive pronto a portarci in mondi colorati e ricchi di musiche e suoni che un utente PC poteva solo sognare. Tecnicamente il confronto era impari: il 386 era più potente sulla carta, ma sul fronte giochi non c’era storia: Streets of Rage, Sonic, Golden Axe… il Mega Drive asfaltava qualsiasi cosa girasse in DOS con il PC speaker che faceva bip bip. Eppure col Mega PC potevi far girare tutto.
MA Cosa si poteva davvero fare con un 386 SX
Parliamoci chiaro: 1 MB di RAM, 40 MB di hard disk, floppy da 3,5”, oggi sono numeri ridicoli, ma all’epoca ci potevi fare molto, magari non tutto, ma molto. Solida base garantita dal DOS, magari Windows 3.0 o 3.1 (anche se un po’ stiracchiato), Word, Lotus 1-2-3, qualche gioco installato con attenzione maniacale allo spazio. Monkey Island, Zack McKracken, Wolfenstein 3D. Doom? Forse no, ma d'altronde non potevamo avere troppe pretese. Al tempo i documenti pesavano kilobyte, non gigabyte, la musica non stava ancora stabilmente sul computer e i film nemmeno. Il disco serviva a fare, non ad accumulare.
Il problema dell’espandibilità
Espandibilità? E qui iniziano i dolori. Il Mega PC era compatto, elegante, ma chiuso. Un solo slot libero, niente VESA Local Bus, niente CD-ROM, niente possibilità di futuri upgrade. Il monitor era molto particolare, doveva essere multisync, perché doveva gestire sia il segnale PC che quello del Mega Drive: bello, sì, ma se si rompeva… ciaone! Era un sistema che compravi sapendo che sarebbe rimasto così, un po’ come una console e per un PC, a maggior ragione negli anni ’90, non era proprio una cosa positiva.
Le cartucce, le regioni e il seghetto dell’umarello
Altro dettaglio da tenere in considerazione: non tutte le cartucce Mega Drive entravano nello slot dedicato. Ad esempio quelle giapponesi avevano una forma diversa e cosa faceva un giovane umarello davanti a questo problema? Beh, semplice, prendeva un seghetto! Sì, avete letto bene! Cartuccia giapponese, due tagli laterali ed entrava perfettamente. Era ancora region free, funzionava, e via! Magari oggi rabbrividiamo, ma allora il sapersi arrangiare era normale amministrazione.
IL PRECEDENTE: il Tera Drive
Scavando nella memoria e nella storia, salta fuori che il Mega PC non era nemmeno il primo tentativo di fondere un computer a una console. Prima c’era stato il Tera Drive, nato dalla collaborazione tra Sega e IBM: un 286 da una parte e il Mega Drive dall’altra. Ancora più limitato, ancora più costoso, praticamente invisibile fuori dal Giappone. Ma era il segno che Sega ci credeva davvero tantissimo, forse anche troppo.
Macchine strane che diventano oggetti da collezione
E come tutte le cose che all’epoca hanno venduto poco, oggi il Mega PC è diventato ricercatissimo tra i collezionisti. Trovarne uno funzionante è un’impresa: batterie tampone andate, floppy, hard disk, plastiche ingiallite e soprattutto monitor introvabili. E no, non lo porti a casa con poche centinaia di euro. Ma se lo trovassimo oggi in cantina? Beh, di sicuro non ci farebbe schifo, proprio per niente!
Se fosse stato mio…
Alla fine io e Illy ci siamo posti la fatidica domanda: ma se lo avessimo avuto all’epoca, cosa ci avremmo installato e che giochi Mega Drive avremmo comprato? Beh, ne sentirete delle belle, ma non vi anticipo niente, andate a sentire la pintata!
Un’idea geniale, ma nel momento sbagliato
Il Mega PC è stato un esperimento affascinante, coraggioso, ma tarpato da scelte poco lungimiranti: troppo poco PC per chi voleva un computer serio, troppo costoso per chi voleva solo giocare. Eppure rappresenta perfettamente lo spirito di quegli anni: la voglia di sperimentare, di mischiare mondi, di inventare soluzioni assurde pur di stupire. Ed è per questo che, oggi, lo guardiamo con affetto.
Conclusione: tra Excel e Sonic
Alla fine, mentre raccoglievamo glitter e scollegavamo cavi, ho capito una cosa: il Mega PC non è solo un esperimento non riuscito, è un simbolo. Il simbolo di un’epoca in cui si cercava di far convivere dovere e piacere, di quando bastava uno sportellino per passare da Lotus 1-2-3 a Sonic the Hedgehog. Ed in ogni caso una certezze resta, speriamo che lo switch della vita venga spostato il più tardi possibile, perché invecchiare è brutto… ma l’alternativa è peggio!


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